mission
Il servizio può riguardare una consulenza o la produzione di materiale tecnico in generale, fino alla fornitura di interi macchinari o prototipi. Per fare questo la Excogita possiede un proprio stabilimento produttivo e si avvale di professionalità interne ed esterne, avvalendosi talvolta della collaborazione di altre società o partner privilegiati, una grande rete organizzata, con molti nodi ognuno dei quali rappresenta una risorsa ben precisa e specializzata, con lo scopo di rispondere ad ogni istanza nella maniera più professionale e immediata.
Un punto di riferimento costante per il nostro lavoro sono tutte le normative tecniche che interessano ogni settore: calcolo, analisi, tecnologie, produzione, metodi, qualità, sicurezza, ecc. Soprattutto per la realizzazione di macchine o prodotti, il risultato è sempre frutto dell'abbinamento e della coniugazione di tre tipologie di fattori: tecnici, economici e normativi.
Il concetto di macchina a misura d'uomo è delineato nelle leggi e descritto nella normativa tecnica di settore. Si definisce concetto di progettazione, nella sua accezione più diffusa, tutto ciò che la mente è in grado di intendere e di comprendere grazie ad attività quali l'osservazione, la riflessione e la deduzione. Allorché si esprime, il concetto diviene - assume le vesti di - un pensiero o un'idea.
Nel contempo, chi acquisisce tale idea o tale pensiero la trasforma in concetto. Per esempio, si fa un idea in merito a un determinato aspetto; cioè assume un'opinione ed esprime un giudizio in merito. Tutto questo per dire che il concetto è parte di un'entità mentale che influisce non poco sulla rappresentazione del reale e può mutarla sostanzialmente. Il progetto, per sua natura, è una anticipazione di ciò che sarà. Rispetto al futuro, il progetto esprime delle possibilità, destinate a prendere forma in un determinato modo. L'attività progettuale è proiettata nel futuro, non senza riferimenti al passato e al presente, ma con innovazioni che proprio come tali la caratterizzano e la giustificano, distinguendola dalla mera ripetizione.
Ogni progetto ha un suo scopo, dalla cui corretta definizione deriva la possibilità di un'impostazione esauriente, sia dei dati di partenza, sia dei processi di stimolazione e di assemblaggio delle idee. La progettazione tecnica è un fenomeno concettuale che si alimenta da fonti quali l'immaginazione e la razionalizzazione: due modi d'essere mentali, apparentemente assai diversi; in realtà disponibili a numerosi punti di incontro e a utilizzazioni sinergiche, in grado di promuovere il perfezionamento delle soluzioni e l'accantonamento o il ripescaggio di determinate soluzioni rispetto ad altre.
Nell'ambito progettuale si delinea un piano di lavoro che pone in sequenza l'agire mentale e materiale del soggetto umano coinvolto, vale a dire del progettista, e spesso lo collega con altri soggetti per forme di collaborazione. Si tratta di stabilire "da che parte cominciare" e poi "come procedere". Il che non è cosa semplice, se la si vuole ottimizzare, riducendo sia gli errori di percorso, sia il tempo necessario al compimento dell'opera.
Più in generale, le fasi che caratterizzano un'attività progettuale tecnica comprendono:
- l'ideazione, vale a dire il ripescaggio di idee memorizzate e variamente elaborate nella mente;
- la redazione del progetto, caratterizzata a sua volta da numerose fasi transitorie, da rivedere ed eventualmente riformulare e poi validare;
- la scelta dei componenti, che caratterizza il progetto tecnico rispetto ad altre forme progettuali, tipo quella comportamentale od organizzativa (vedi schema).
Lo scarto che separa una macchina realizzata a regola d'arte da una che non lo è, ha origine in larga misura, dalla mentalità che ha guidato chi quella macchina l'ha progettata. Ad esempio il concetto di macchina a misura d'uomo è delineato nelle leggi antinfortunistiche e descritto, come possibilità concreta, nelle norme tecniche. Il progettista si pone come scopo primario la prestazione che dovrà avere la macchina in quanto esecutrice di un lavoro.
Tutto il resto, vale a dire il fatto che tale macchina dovrà essere supportata da uomini in grado di farla funzionare nel dovuto modo, senza subire conseguenze negative per la propria integrità fisica e la propria salute, è spesso sentito come secondario, sia in termini di importanza progettuale che in quelli di sequenzialità nel piano di lavoro che sottende il progetto. A volte si arriva a scorporare l'aspetto antinfortunistico dal resto delle esigenze e ad assegnarlo a progettisti o consulenti all'uopo coinvolti.
L'arretratezza culturale - definibile "arretrata" per via delle istanze sociali e legislative che la pretenderebbero ben diversa - si riflette sui singoli e sull'organizzazione aziendale delle ditte fabbricanti (e utenti) di macchine, allontanando dalle menti l'esigenza di una visione della macchina come attrezzatura al servizio dell'uomo. Per essere tale, ogni macchina deve integrare in sè - sotto forma di soluzioni progettuali concrete - i concetti di funzionalità, sicurezza, manutenibilità ed ergonomicità.
Una macchina non è accettabile come tale se non integra in sè, senza alcuna prevaricazione gerarchica, i quattro elementi che la rendono a misura d'uomo e di scopo. Un progettista non è qualificabile come tale se non integra in sè, come mentalità professionale, l'intenzione e la capacità di ideare e concretizzare sotto forma di progetto soluzioni in grado di sortire macchine a misura d'uomo. L'eventuale, "progettista della sicurezza", fatti salvi alcuni casi molto particolari (in ragione della estrema specificità della fonte di pericolo), è una figura anomala, antieconomica e interferente nei confronti della professionalità dei tecnici di settore (meccanico, elettrico, informatico, tecnologico ecc.). Detto questo, si presenta la necessità di formare e di informare i progettisti secondo l'ottica della progettazione integrale.
La progettazione integrale di una macchina è un'attività complessa, ricca di interazioni tra i diversi elementi. La tentazione, alimentata non di rado dalla fretta, è quella di sorvolare su alcuni aspetti, emarginandoli o privandoli di importanza, cioè considerandoli come ostacoli da aggirare anzichè risolvere. La sicurezza è "tipicamente" considerata un ostacolo, perchè complica ulteriormente problemi di funzionalità già di per sè difficili. Tali complicazioni derivano però spesso da un modo errato di impostare la struttura e la logica operativa della macchina, non tenendo conto, fin dall'inizio (dall'idea iniziale), che la macchina dovrà essere a misura d'uomo. Nascono così le complicazioni, le perdite di tempo e le scelte raffazzonate di chi pensa alla sicurezza solo a macchina finita o quasi.
Ogni progettista dovrebbe portare dentro di sè un concetto di fondo, secondo cui l'unica semplificazione della quale ci si può fidare è quella che si trova oltre la complessità; quella che si ottiene dopo aver analizzato e compreso la complessità, al punto di essere riusciti a risolverla in soluzioni più semplici e ugualmente o maggiormente affidabili.
Con queste premesse, ci proponiamo di dare valore e concretezza alle idee dei nostri Clienti e alle nostre, con soluzioni efficienti e innovative, offrendo servizi per la loro e la nostra soddisfazione, con la prerogativa di cambiare e migliorare lo stato di cose presente.
ing. mirco ronci

